Oggi e in futuro, gli elettrolizzatori giocheranno un ruolo fondamentale per la distribuzione delle celle a combustibile. Un significativo sviluppo tecnologico, ha permesso di creare elettrolizzatori pronti per essere commercializzati.
Oggi e in futuro, gli elettrolizzatori giocheranno un ruolo fondamentale per la distribuzione delle celle a combustibile. Un significativo sviluppo tecnologico, ha permesso di creare elettrolizzatori pronti per essere commercializzati.
Un’economia a idrogeno è stata a lungo un sogno eco-friendly troppo difficile da realizzare. La conservazione ed il trasporto di idrogeno può essere difficile e pericoloso, inoltre i metodi di produzione di idrogeno possono anche produrre anidride carbonica indesiderata. Oggi un nuovo catalizzatore promette di risolvere questi problemi, utilizzando CO2 e idrogeno per immagazzinare energia in forma liquida. L’unico aspetto da tenere sotto osservazione è il pH. È il primo catalizzatore in grado di combinare idrogeno e CO2 a temperatura e pressione ambiente. In tal modo si potrebbero utilizzare le infrastrutture esistenti per i carburanti tradizionali. In ambiente basico (o alcalino), il catalizzatore converte idrogeno e CO2 in acido formico, che consente lo stoccaggio di idrogeno allo stato fluido più sicuro da maneggiare e da trasportare rispetto al diidrogeno criogenicamente stoccato. Quando il pH passa da basico ad acido, si attiva la reazione redox che libera l’idrogeno dal legame con il carbonio, rendendo disponibile il vettore energetico per l’uso in celle a combustibile. Gli scienziati del Brookhaven National Laboratory e del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology (AIST) in Giappone hanno condotto le loro ricerche utilizzando un catalizzatore a base di iridio con specifici tipi di leganti, gruppi di atomi circondanti l’atomo centrale di metallo, i quali hanno migliorato la capacità del catalizzatore di rilasciare protoni. I ricercatori dicono di aver tratto ispirazione da catalizzatori naturali [...]
Il Fukai Environmental Research Institute, con sede a Ueda, in Giappone, ha sviluppato una tecnologia innovativa in grado di generare energia dall’idrogeno al minor costo finora possibile. La nuova tecnologia permette di generare idrogeno dall’acqua grazie all’aggiunta di alluminio o magnesio a quella che è comunemente conosciuta come “functional water” (letteralmente acqua funzionale) durante lo stato di ebollizione. La quantità di idrogeno che si ottiene grazie questo procedimento chimico sarebbe di 2 litri per 1 grammo di alluminio o di 3,3 litri per 1 grammo di magnesio. In questo modo, secondo i ricercatori giapponesi, sarebbe possibile generare la quantità di idrogeno necessaria per produrre 1kWh di energia elettrica con un costo che si aggirerebbe intorno ai 18 centesimi di dollaro (13 eurocents), la cifra più bassa del mondo. Fonte: Rinnovabili.it
Dalla Fabbrica del Sole arriva la casa a idrogeno, una struttura abitativa completamente autosufficiente, non collegata ad alcuna rete (off-grid), che fa delle energie rinnovabili la propria fonte di energia primaria (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, geotermico, ecc.) e dell’idrogeno lo strumento per immagazzinarla e spenderla nei momenti di maggior dispendio energetico, come d’inverno. L’idrogeno si ottiene da un elettrolizzatore alimentato con l’energia elettrica in surplus ed acqua demineralizzata. Si produce così idrogeno in purezza che può essere stoccato in idruri metallici o serbatoi a bassa pressione. L’idrogeno, oltre ad essere utilizzato come vettore energetico per cogeneratori a fuel cell o a combustione diretta per produrre energia elettrica e calore, può essere usato nell’edificio come gas tecnico in caldaie o forni, come gas domestico nei fornelli di cucina od infine per alimentare veicoli ibridi. Oltre ai fabbisogni di energia e gas, l’edificio è in grado di gestire in modo integrato e autonomo, risorse idriche, ciclo dei reflui, e le problematiche di connettività telefonica. Nei link seguenti sono disponibili: Un video di descrizione del progetto nelle parole di Paolo Fulini La brochure del progetto
Alcuni ricercatori di Padova e Trieste sono riusciti a riprodurre in laboratorio una fase della fotosintesi clorofilliana, rendendo concreta la possibilità di costruire un generatore d’idrogeno ad alta efficienza che utilizzi acqua ed energia solare. I ricercatori hanno isolato un materiale catalitico unico nel genere, poiché costituito da un centro reattivo posto sulla superficie di nanotubi di carbonio dove quattro atomi di rutenio instaurano un’azione sinergica tale da gestire la trans-locazione di atomi ed elettroni a bassa energia. Fonti:Nature Chemistry e Università di Padova
Una flotta di navi a vela dotate di appositi generatori potrebbero trasformare l’energia eolica in idrogeno che, accumulato e scaricato a terra, verrebbe poi trasformato in energia elettrica. In questo modo si potrebbe sfruttare la forza del vento anche in alto mare, là dove non è possibile o conveniente installare un campo di pale eoliche. L’idea dei due studiosi dell’Università di California-Davis, Max Platzer e Nesrin Sarigul-Klijn, è stata pubblicata recentemente sulla rivista specializzata New Scientist, dopo essere stata presentata il 19 maggio a Phoenix (Arizona) a un convegno della Società americana di ingegneria meccanica. L’idrogeneratore a due ali oscillanti produrrebbe energia sfruttando il movimento stesso dell’acqua solcata dal veliero sotto cui è montato. L’energia così ottenuta – tre volte maggiore di quella che si otterrebbe con un generatore a pale tradizionale – verrebbe usata per ricavare idrogeno dall’acqua marina. Secondo Platzer e Sarigul-Klijn un veliero dotato di 400 metri quadri di vele, spinto da un vento forza 7 da 15 metri al secondo, potrebbe generare 100 kW. Aumentando la velatura si potrebbe arrivare a 1 MW per ogni nave. Buona parte di questa energia verrebbe perduta nella doppia trasformazione elettricità-idrogeno-elettricità ma, stimano i due scienziati, il sistema avrebbe comunque [...]
Saranno lo “Steam Reforming”, per la produzione di idrogeno, e il “Klaus”, per l’abbattimento dello zolfo dai carburanti, i primi due impianti da realizzare nel petrolchimico di Gela dopo il rilascio delle autorizzazioni del ministero dell’Ambiente. In contemporanea, si procederà alla costruzione di un nuovo grande serbatoio di 120 mila tonnellate per lo stoccaggio del petrolio grezzo, che consentirà l’ arrivo di superpetroliere, con notevole abbattimento dei costi, più disponibilità di materia prima e maggiore flessibilità produttiva. Autorizzate anche la bonifica del Parco Coke e la costruzione di una nuova sala controllo. In programma molti altri lavori come il completamento dei doppi fondi dei serbatoi esistenti in fabbrica. Gli investimenti globali di Eni ammontano a 500 milioni di euro. Fonte: la Sicilia